Nel Regno delle Fate – Un romanzo di Emma Apolloni


Emma Apolloni è un’autrice giovannissima, che ha partecipato ai corsi di scrittura di Moony Witcher.

L’alba rosata tingeva il cielo, annunciando l’inizio di un nuovo giorno. Il primo giorno di primavera. Tutte le fate sentivano vicino l’arrivo imminente della calda stagione. Quell’inizio primavera però era diverso da tutti gli altri. Infatti quel giorno sarebbe stata incoronata la nuova regina, poiché la precedente era stata esiliata per il suo anomalo comportamento oscuro e vendicativo (possedeva infatti la ex regina i poteri dell’oscurità e non si faceva certo pregare ad usarli se le sue regole non erano rispettate)

Ma torniamo a noi. Se in quel giorno avreste con attenzione guardato tra le case del grazioso paesino fatato, probabilmente avreste notato delle piccole differenze, che solo un occhio sviluppato come quello delle fate avrebbe notato. Infatti, la vista, l’udito, l’olfatto e il gusto delle fate erano sviluppatissimo e finissimo.

In Via delle Ali Sfavillanti, cinque case accarezzate dalla luce rosata dell’alba primaverile, emanavano un lieve bagliore bianco, segno che le fate che vi vivevano, erano le più potenti e buone. Avviciniamoci però alla prima casa. È di legno e i gerani colorano le finestre. Un cancello dall’aria simpatica adornava la facciata della casa. Alle spalle della casa un giardino pieno di fiori e un gazebo di legno sembrava dare il suo benvenuto agli ospiti.

Nella mansarda di quella casa fata Magnolia si stava preparando per l’incoronazione della nuova regina. Si mise un vestito di seta rosa pallido, con i guanti in tinta e un nastro per capelli verde smeraldo.

Nella casa arancione, fata Vanessa si mise un abito con il corpetto a forma di farfalla Vanessa arancione e nera e la gonna che si apriva. S’infilò delle ballerine nere con una farfallina sopra e s’infilò una farfalla tra i capelli.

Accanto alla casa di Vanessa, nella casina blu, fata Aurora s’infilò un abitino blu – nero, con i bordi di stelline luminose, senza maniche, com’era usanza nella sua famiglia.  Indossò delle ballerine azzurre, che emanavano un lieve bagliore.

Intanto, nella casa di fata Mia, succedeva il finimondo. Infatti, la fata senza farlo apposta, aveva dato fuoco alle lenzuola e ora correva avanti e indietro per la casa per spegnere l’incendio. Quando finalmente ci riuscì, ormai teneva in mano le lenzuola carbonizzate. Scoppiò a ridere e cominciò a infilarsi un vestito rosso, con le spalline a forma di lingua di fuoco.  Si mise un nastro a forma di fiamma e delle scarpette a punta blu.

A Mia sarebbe servito l’aiuto della fata nella casa accanto: Agatha, la fata dell’acqua. Agatha stava indossando un vestito che ricordava tanto una cascata che va a finire in un laghetto. S’infilò una mollettina tra i capelli azzurri – blu, a forma di onda, e indossò delle scarpine azzurro mare.

Ma andiamo a sbirciare tra le finestre del palazzo reale, nella torretta più alta. La nuova regina, scelta dal popolo, era dolce e mite, e non aveva niente in comune con la precedente regina. Si chiamava Lillà, infatti era usanza che le regine e le principesse prendessero nomi di fiori, ma non era raro che tra le fate comuni qualcuna si chiamasse con il nome di un fiore. La regina aveva i capelli con le punte viola e molto lunghi. Gli occhi erano neri e le mani aggraziate. Camminava con passi leggeri, la testa alta e la schiena dritta. Stava indossando un vestito dal corpetto viola aderente e la gonna bianca con ricamate delle violette. Le scarpine a punta erano lilla, decorate in oro zecchino. Emanava un lieve profumo di ciclamini e i capelli erano raccolti in un pratico chignon.  Sospirando s’incamminò verso una stanzetta circolare, con le pareti di velluto celeste e il pavimento decorato con una gigantesca rosa blu. Al centro, una teca a forma di rosa conteneva il bene più prezioso delle fate: l’Anello dell’Armonia, l’unico gioiello che teneva unite le fate, impedendole di odiarsi e permetteva di farle restare fedelissime alla proprietaria in questo caso alla regina. La regina tornò in camera sua e si distese sul letto sontuoso.

In quel momento Magnolia, Vanessa, Aurora, Mia e Agatha si trovarono a un ruscello al limitare del paese delle Fate. Il ruscello scrosciava tranquillo, mentre le piante verdeggianti lo circondavano serenamente, creando un’atmosfera da sogno. Il suono scrosciante del ruscello riposava le orecchie, creando una specie di ninnananna. Le cinque ragazze erano le fate più potenti del loro regno, e tutti le chiamavano “MAVAM”, in altre parole “Magnolia, Aurora, Vanessa, Agatha, Mia”. Le ragazze si erano ritrovate lì per truccarsi e per darsi gli ultimi ritocchi in vista dell’incoronazione. Magnolia le salutò: «Ehilà ragazze!».

«Ciao!» aggiunse Vanessa.

Anche Agatha e Aurora fecero un cenno con la mano.

«Pronte?» domandò Mia.

Le ragazze annuirono, poi, prendendosi per mano formarono un cerchio e citarono una recente formula magica di loro invenzione:

“Magicam, magicam, magicam MAVAM, dolum revocamus et conficimus”

Improvvisamente apparvero dal nulla mascara, ombretti, ciprie, rossetti, eye-liner, glitter, smalti … che si misero a truccare le fate senza che nessuno gli toccasse. Alla fine erano truccate di tutto punto e senza una sola sbavatura di smalto ormai asciutto. Si ripresero per mano di nuovo pronunciando un’antica formula magica di teletrasporto: “Instant teleportation!” .

In men che non si dica, avvolte da un tenue bagliore, le MAVAM si ritrovarono nella sontuosa sala del trono del palazzo della regina, addobbata di tutto punto per l’incoronazione: c’erano tavoli imbanditi di delizie fatate, come la “fatata”, il “salice nero”, i “faté”, ma ce n’erano così tanti che sarebbe stato difficile mangiarli tutti in due giorni. Vi erano inoltre molti festoni, e un palco, probabilmente fatto comparire con la magia, con sopra il trono delle fate.

Appena le MAVAM fecero il loro ingresso nella sala, Pesca, la paffuta segretaria della regina Lillà, corse loro incontro, dandole il benvenuto. Aveva i capelli boccolosi ramati e vivaci occhi azzurri color del cielo. Il suo cappellino color pesca era intonato con l’abito lungo a maniche corte della medesima tonalità.

«Salve, MAVAM» le salutò affabilmente Pesca.

«Buongiorno a te, cara Pesca» salutarono le MAVAM.

«Come sta la nostra cara Lillà?» domandò Magnolia.

«Oh, è in ansia per l’evento» asserì Pesca «Ma sta benone» precisò.

In quel momento le trombe della regina cominciarono  suonare e Lillà salì sul palco salutando le fate.

«Buongiorno, care fate» cominciò la regina «È un immenso onore, per me, essere stata scelta come regina delle fate. Vi ringrazio moltissimo dal profondo del mio cuore». Una fata le si avvicinò e s’inginocchiò e dichiarò solennemente: «Vi sarò fedele, mia regina».

Dopo di lei, tutte le fate s’inginocchiarono davanti alla regina e le giurarono fedeltà. Le MAVAM a quel punto salirono sul palcoscenico e, solennemente, chiesero alla regina: «Regina Lillà, siete pronta a difendere le fate con tutta la vostra forza e il vostro potere?».

«Sì» pronunciò a fatica la regina.

«E siete pronta a proteggere l’Anello dell’Armonia a qualunque costo?»  domandarono di nuovo le MAVAM

«Certo!» affermò la regina.

«E allora, secondo il potere conferitoci dai nostri antenati, noi vi dichiariamo Regina delle Fate!» Magnolia prese la mano di Vanessa, che a sua volta strinse quella di Aurora, che afferrò quella di Mia, che pigliò quella di Agatha e la diede a Magnolia. Dei rami di luce rosa uscirono dal petto di Magnolia, da quello di Vanessa ne fuoriuscivano di arancioni, dal petto di Aurora ne uscivano di blu, mentre quello di Mia li produceva rossi. Infine, dal petto di Agatha ne uscivano di azzurri. Al centro del cerchio creato dalle fate, esattamente dove i rami di luce si univano, una sfera di luce bianca prendeva lentamente la forma di una corona, la corona della regina. Si sollevò dal cerchio delle MAVAM e andò a posarsi sul capo della regina. Le MAVAM spezzarono il cerchio e andarono a tirare il cordoncino dorato che sollevò la pesante tenda rossa che copriva la teca dell’Anello dell’Armonia e la rivelazione fu sorprendente: l’Anello dell’Armonia era scomparso! Immediatamente si scatenò un fuggi-fuggi generale tra le fate e pochi secondi dopo la sala era vuota, a eccezione delle MAVAM, della regina, di Pesca e dagli altri ufficiali, rimasti impassibili e senza aver mosso un muscolo. Le MAVAM osservarono la stanza vuota e la regina sconvolta. Poi il silenzio fu rotto da un singhiozzo e poi da un altro e da un altro ancora. Le ragazze si voltarono: la regina stava piangendo! Pesca le corse incontro, porgendole un fazzolettino ricamato e abbracciandola. La regina riprese un certo contegno e guardò le MAVAM con gli occhi arrossati.

‹«Siete state voi?» domandò tra le lacrime.

«Non dirlo neppure per scherzo, Lillà!» esclamò Agatha.

«Come puoi pensare questo di noi?» intervenne Mia

«Dopo tutto quello che abbiamo fatto per te!» aggiunse Aurora. Magnolia e Vanessa abbassarono la testa, deluse. La regina si corresse: «Era un’ipotesi».

«Un’ipotesi senza senso, Lillà!» esplose Vanessa.

«Piuttosto pensiamo a chi potrebbe essere stato!» intervenne Mia.

Magnolia accennò: ‹La ex regina, Edera, quella esiliata, no? Potrebbe essere stata lei…».

‹«In effetti non è da scartare» rafforzò l’idea Agatha.

«Vi prego, ritrovatelo» supplicò la regina.

«Faremo del nostro meglio, ma non aspettarti il tappeto rosso, Lillà. Ci hai ferite profondamente e non lo dimenticheremo presto» comunicò Agatha.

Mentre nella sala del trono si svolgeva il colloquio, Edera, l’ex regina, correva via dal palazzo della regina: aveva corso un grosso rischio, e lo sapeva benissimo: per poco quelle fate l’avevano scoperta. Ma lei era stata bravissima, non l’avevano scoperta! Correndo e correndo raggiunse il suo rifugio nel bosco di periferia del paesino delle fate. Si chiamava Bosco Nero ed era un bosco cupo, con gli alberi mai fiorenti, completamente in stonatura con la bellezza del Paese elle Fate. Lì vi era il rifugio di Edera. Sembrava il laboratorio di una strega, più che di una fata. Ma Edera lo era un po’, una strega. Il suo comportamento oscuro e vendicativo, i suoi poteri… Il laboratorio era pieno di pozioni, mentre un caminetto scoppiettante avrebbe dovuto creare un po’ d’allegria, se non fosse che un calderone nero bolliva sopra al fuoco con dentro ingredienti misteriosi.

Poco lontano dal Bosco Nero, le MAVAM erano impegnate con un colloquio con una giovane fata.

«Pensaci bene, Rugiada!» stava dicendo in quel momento Agatha alla bellissima fata che aveva davanti. Erano in una grotta fantastica in cima di una cascata, che partiva da un salice piangente in fondo alla grotta. Le MAVAM erano sulla sponda destra del ruscelletto che si trasformava in cascata e stavano parlando a una fata da capelli azzurri e dagli occhi dello stesso colore. La sua pelle era bianca e la corporatura esile.

«Ok, ragazze, vi aiuterò» fece Rugiada «Però vi dico che senza l’Anello dell’Armonia nelle mani della regina, le fate potrebbero cominciare a litigare e a diventare pian piano fedeli al ladro, quindi fate attenzione».

«Grazie, Rugiada. Ci consigli qualcosa o hai un aiutino per noi?»domandò Mia.

«Abbiamo il sospetto che la ladra sia Edera, abbiamo ragione?» chiese Vanessa.

Rugiada chiuse gli occhi e quando li riaprì, confermò l’ipotesi delle ragazze. «Sì, è Edera la ladra, fate molta attenzione».

Mentre le ragazze ascoltavano le ultime raccomandazioni di Rugiada, Edera riuscì nel suo intento maligno: versò una pozione dall’odore nauseabondo sull’Anello dell’Armonia, che fu coperto da una nuvoletta grigia, e quando il fumo si diradò, l’Anello dell’Armonia era completamente diverso. La perla bianca era diventata nera e il cerchio d’oro era diventato d’ossidiana. Edera scoppiò in una perfida risata.

«Hahahahahahahaha!».

L’Anello dell’Armonia è diventato l’Anello dell’Oscurità! Ora le fate passeranno tutte dalla mia parte! In quel momento sentì bussare alla porta. Quando andò ad aprire, un ghigno malefico le si dipinse sul volto. Le fate erano arrivate al suo rifugio. Edera allungò la testa, e, come aveva temuto, le MAVAM, la regina Lillà, Pesca, Rugiada e gli ufficiali di palazzo non erano stati piegati al potere dell’Anello dell’Oscurità, come le altre fate. Comunque, tutte quelle fate messe insieme erano potentissime e avrebbero conquistato facilmente il Regno delle Fate.

In quel momento, le MAVAM, seguite da Rugiada erano arrivate con il teletrasporto dalla Regina Lillà, seduta su trono. Era ormai sera. Come le vide, la regina scattò in piedi e corse loro incontro.

«Lillà, la situazione è grave» ansimò Agatha.

«Che è successo?» interrogò la regina

«La ladra dell’Anello è Edera ed è riuscita a trasformare l’Anello dell’Armonia nell’Anello dell’Oscurità» annunciò Magnolia.

«Ma la cosa peggiore è che tutte le fate, le sono fedeli. Devi aiutarci, Lillà!» queste ultime parole furono pronunciate da Rugiada, che era molto tesa.

«Dovremmo combattere, Lillà, sei pronta?» domandò Mia.

La regina annuì. Le MAVAM si presero per mano, formando un cerchio e gridarono: “Magicae MAVAM!” Avvolte da un bagliore, le fate si trasformarono velocemente. Magnolia ora indossava un body rosa pallido, scollato dietro con una gonnellina di tulle. I capelli erano raccolti in una treccia e non indossava delle scarpe.    Le ali erano luccicanti e rosa, con disegnati dei fiori. Anche Vanessa indossava un body, solo nero, ma senza gonnellina. Indossava delle babbucce arancioni e i capelli erano raccolti in uno chignon. Le ali erano come quelle di una farfalla vanessa. Aurora indossava dei pantaloni neri aderenti sotto a una gonna di tulle blu. La camicetta nera aderente era ricoperta di stelline. Le ali emettevano un lieve bagliore e le scarpe erano bianche. I capelli erano raccolti in due trecce lunghe. Mia aveva un top rosso con minigonna in tinta. Le scarpine blu erano a punta e i capelli erano raccolti in una coda di cavallo. Le ali erano blu, con decorazioni di fuochi. Agatha indossava un body azzurro con gonnellina di tulle, scarpette blu. I capelli erano raccolti in una coda bassa. Le ali avevano la forma di un’onda. Le fate si librarono in aria volando verso il Bosco Nero. Lillà e Rugiada decisero di restare al palazzo, pronte a offrire il loro aiuto oppure a curare le ferite. Le MAVAM, arrivate al Bosco Nero, rabbrividirono: l’esercito di fate di Edera era lì ad aspettarle!

«Bene bene, MAVAM! Finalmente ci incontriamo!».

«Non prenderla una vacanza, Edera!» urlò Magnolia. Poi lanciò il suo incantesimo: “Sonitus foliorum! una scia di petali si liberò dalle sue mani tese in avanti, e andò a infrangersi contro lo scudo di ossidiana di una fata, non facendole un graffio.

«Noooooooo!» gridò Mia.

«La nostra magia non funziona su di loro!» urlò Agatha

«Eccellente intuizione, fatina!» strillo Edera. Poi lanciò il grido di battaglia al suo esercito di fate: «All’attaccoooooooo!».

Le fate batterono le Spade Oscure contro gli scudi, provocando un frastuono insopportabile e si librarono in volo. Le MAVAM si misero in posizione d’attacco e, abilmente schivarono tutti i colpi delle fate. Finché, Vanessa, girata per respingere l’attacco di una fata, fu colpita alle spalle da una Spada Oscura (Vanessa, con le MAVAM, faceva parte della categoria delle “Fate di Luce”, le più pure che esistano e quella spada era fatale, per loro). La fata lanciò un grido di dolore acutissimo e cominciò a perdere quota velocemente. Magnolia, impegnata a respingere un colpo e vedendola precipitare si voltò di scatto e gridò: “Flos Lotus!”. Immediatamente, intorno a Vanessa si creò una sfera rosa che attutì la sua caduta. Magnolia volò a prenderla in braccio e urlò alle altre MAVAM: «Vado a curarla! Resistete?».

«Vai tranquilla, qui ce la caviamo!» rispose Mia, sferrando un attacco difensivo. Magnolia volò via, verso il palazzo.

«Santo cielo, che cosa è successo?» esclamò la regina quando vide Vanessa in condizioni pietose. Infatti la poverina era svenuta, pallida e respirava appena.

Rugiada, invece, ebbe un’intuizione. «Una Spada Oscura?» chiese infatti.

Magnolia annuì. «Provo a curarla con l’energia dei fiori» comunicò, tendendo le mani verso Vanessa, distesa su un tavolino.  Quindi urlò: “Flos potentia!”. Dalle sue mani cominciò a sgorgare energia pura, di colore rosa. L’energia avvolse Vanessa, racchiudendola in una specie di bara. Magnolia era concentratissima. Lentamente, abbassò le braccia e l’energia da lei invocata si diradò, mostrando Vanessa.

La regina si coprì la bocca con la mano e sussurrò: «Respira e sul suo corpo non ci sono più tracce di ferite! L’energia dei fiori l’ha guarita!».

Rugiada intervenne: «Magnolia, è meglio se vai ad aiutare le ragazze. A far risvegliare Vanessa ci pensiamo io e Lillà e, quando si sarà risvegliata, verrò a darvi una mano».

Magnolia annuì e volò fuori dalla finestra. Intanto, al campo di battaglia, Edera stava avendo la meglio sulle MAVAM. Le ragazze erano stanche, ma quando Magnolia tornò al campo, ritrovarono un po’ di energia. Non perché fosse la più potente fra loro, no, ma perché se era tornata, significava che Vanessa stava meglio. Le ragazze ripresero dunque a combattere con più energia di prima.

Intanto, al castello, Rugiada, con una potente magia, risvegliò Vanessa. La fata aprì gli occhi a fatica e Rugiada comunicò alla regina: «Occupatene te, Lillà! Io vado ad aiutare le MAVAM!».

La regina annuì. Rugiada, si trasformò anche lei. Ora portava una gonna di tulle. La maglietta dello stesso colore dei pantaloni faceva risaltare la sua carnagione chiara e le ali a forma di gocce di rugiada. Rugiada aprì le ali e volò fuori dalla finestra.

Come la videro, le MAVAM le corsero incontro. Mia domandò: «Come ci hai trovate?».

«Facile: basta seguire i lampi di luce che partono da qui!» sorrise Rugiada.

«Che ne direste di una magia di unione?»propose Aurora. Le fate si presero per mano e si concentrarono, liberando un lieve bagliore. Solo quando le loro intenzioni furono perfettamente sincronizzate, urlarono: “Virtus quatuor element!”.

Improvvisamente un bagliore accecante avvolse tutto il Bosco Oscuro. Infatti Rugiada era il Custode del Potere, e l’unione di questo con i poteri più potenti significa battaglia persa!   Edera si coprì gli occhi con le mani e fece per fuggire, se i rami del bosco non si fossero piegati per sbarrarle il passaggio, ci sarebbe anche riuscita. Dal suo rifugio uscì fluttuando l’anello dell’Oscurità che, coperto dalla luce, ritornò l’Anello dell’Armonia! Poi… poi tutto finì! Le fate piegate dalla volontà di Edera ritornarono fedeli alla regina Lillà, Edera fu legata come un salame da delle liane spuntate da chissà dove… Le MAVAM e Rugiada si abbracciarono. Battaglia vinta! Le fate condussero Edera e tutto il popolo ai giardini del castello della regina Lillà. Le fate erano pentite di non essere riuscite a resistere alla volontà di Edera, ma furono subito perdonate. Vanessa non stava ancora molto bene, ma nessuno le avrebbe impedito di alzarsi dal tavolo per andare ad abbracciare le sue fate del cuore e migliori amiche.

Poi le MAVAM si avvicinarono alla regina e a Rugiada, aiutando Vanessa a camminare. La loro espressione di sollievo per Vanessa fu sostituita da una seria e severa.  La regina chiese ad Edera, legata lì davanti a loro: «Edera, perfida fata d’ombra, noi qui riunite ti chiediamo: hai qualche parola da pronunciare prima di essere giustiziata?».

«Solo che mi dispiace non essere riuscita a distruggervi tutte quando invece potevo farlo» fu la secca risposta di Edera.

«Mi dispiace, Edera, ma non ci lasci altra scelta: dobbiamo esiliarti nell’Oblio» prese la parola Magnolia.

Poi le MAVAM con Rugiada si presero per mano e recitarono una formula magica che non si pronunciava da un millennio e che si sperava di non dover più pronunciare. “O porta, oblivionis porta,orationi meae; Impios expelle ad oblivionis regnum. Post millenarium iterum opus est. O porta, propera ad invocationem meam”.

Nel cerchio da loro creato si materializzò una nube grigia che mandava lampi neri. Il portale fluttuò verso Edera, che lo attraversò senza fare una piega. Non appena la fata malvagia attraversò il portale, che si richiuse dietro di lei, ci fu un boato generale. Le fate esultarono facendo scoppiettare i fuochi d’artificio nei giardini reali. Le MAVAM schioccarono le dita e apparvero tavolini imbanditi, festoni allegrissimi e una fantastica musica si diffuse ovunque. Le MAVAM erano allegrissime nei loro vestiti svolazzanti e Vanessa, stava abbastanza bene ed era pallida ma sorridente.

Era sera inoltrata, le stelle s’intravedevano nella coltre serale. L’incoronazione della regina era prevista per il giorno dopo. Certo, le avventure sarebbero state ancora molte e le MAVAM ne sarebbero sempre state le protagoniste.

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