RITORNO A CASA di Giulia Acquistapace – Secondo Livello Adulti. Corso di Scrittura Online

Era un sabato pomeriggio, di quelli tiepidi di fine marzo che regalano alla pianura Padana una
cartolina mozzafiato delle montagne della bergamasca, dove il verde lottava per riconquistare la
cima a cui rimaneva aggrappata con tutte le sue forze l’ultima spolverata di neve, ricordo tenace
di un inverno ormai agli sgoccioli, incapace di lasciare il passo alla nuova vita che preme dalle
pendici.
Ma tutto ciò non riusciva a distrarre l’uomo dai suoi pensieri.
Due parole ritornavano ciclicamente nella sua testa, quasi a scandire come un ritornello quell’accozzaglia di note che gli popolavano la testa: Alberto e omosessuale.
Rivedeva quel cadavere riverso nella roggia, ritrovato ornai congelato la mattina di pochi giorni prima ricoperto dell’ultima brina per cui un agricoltore aveva chiamato di corsa 118 e polizia. Le indagini erano scattate all’istante, anche se gli abiti dell’uomo lasciavano poco spazio alla fantasia.
Un travestito. Residente a Treviglio da almeno dieci anni, il giovane brasiliano aveva un trascorso lavorativo insospettabile. Alberto, omosessuale. Il flusso dei ricordi allora riemergeva, loro due in Francia, al porto di Marsiglia, a mangiarsi quell’enorme focaccia e a ridere degli stravaganti passanti pronti ad imbarcasi lì al porto per le mete più stravaganti.
Come si divertivano! Per ciascuno si inventavano un’avventura sempre più strampalata. Ma una storia così, proprio per uno di loro due, mai se la sarebbe immaginata.
Rimosso il cadavere, le indagini erano proseguite verso eventuali conoscenti, verso eventuali screzi con amici e colleghi, verso eventuali frequentazioni. E lì era saltata fuori la foto. L’uomo, Miguel, viveva solo. E nel suo appartamento una parete era interamente dedicata alle foto: ecco, fra quelle, in bella vista fra le altre, subito una aveva attirato l’attenzione di Omobono. Erano lì, entrambi in primo piano, sorridenti nel bel parco del Castello Sforzesco di Milano: Miguel ed Alberto sembravano, dalla confidenza del gesto, conoscersi da molto.
E di nuovo l’uomo di perdeva nel passato: loro due al Trebbia, nella calda estate prima della maturità, sdraiati a fantasticare sulle ultime conoscenze e sui progetti che avrebbero seguito quell’ultimo anno prima della maggiore età. Non scherzavano quasi mai di ragazze: Alberto fraterno, Alberto comprensivo, Alberto disponibile, Alberto pensieroso. Questo Omobono lo conosceva. Alberto innamorato di una donna? Mai visto. Come aveva fatto a non accorgersi prima?
Mostrata la foto ai vicini, in molti avevano confermato, al contrario degli altri soggetti immortalati, di averlo visto spesso a casa della vittima. Erano intimi, poche discussioni, alcuni viaggi di brevissima durata. Nell’ultimo anno i rapporti s’erano diradati, ma qualche giorno prima erano stati visti di nuovo insieme al vicino centro commerciale. Ritornati a casa avevano discusso ed Alberto era tornato a casa.

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